I quasi 14.000 km percorsi in questo viaggio ci hanno permesso di incontrare una grandissima varietà di mezzi per il trasporto pubblico; dai macchinoni rigorosamente Mercedes strapieni di chilometri e super curati della Grecia, ai Doblò modesti e trasandati avvistati nelle città minori della Turchia. Dalle Volkswagen scassate della Georgia, alle Fiat 124 armene prodotte in Russia negli anni ’70, alcune curatissime e ricche di accessori, altre al limite della possibilità di viaggiare. Tabriz in Iran è forse la città in cui il nuvolo di taxi distrutti e malconci mi ha fatto più impressione.

Il Turkmenistan fa un po’ storia a sé stante: il paese è stranissimo, governato da una dittatura esibizionista. Ad Ashgabat tutto deve essere bellissimo, pulito e in ordine. Ci hanno addirittura rimproverati perché l’auto non era sufficientemente pulita per poter circolare: si corre il rischio di pagare multe anche salate. I pochissimi taxi che abbiamo visto circolare rispettano la stessa regola: Prius ibride impeccabili. È l’unico paese in cui non abbiamo preso un taxi ma ci siamo sempre mossi con il nostro mezzo.

Dell’Uzbekistan abbiamo già parlato: il dramma di uno straniero in Uzbekistan è che non trova carburante e quindi la possibilità di rifornirsi di gasolio è stato uno dei nostri grandi pensieri per tutta la permanenza, ma questa è un’altra storia. Qui i taxi vengono utilizzati moltissimo dalla gente comune che li usa per coprire distanze anche molto lunghe. In Uzbekistan un viaggio di soli 100 km può richiedere anche mezza giornata.

Il Kazakistan è il paese ricco degli Stan; le grandi città ospitano parchi macchine variegati. Non mi è molto chiaro il modo in cui i taxi siano organizzati: si distinguono da altri mezzi per la lampada sul tetto ma modelli e colori sono a scelta dei tassisti stessi. Può capitare di salire su Mercedes ultimo modello o su scassatissime auto di fabbricazione sovietica.

Stesso concetto per la Russia e le grandi città come Volgograd e Voronez che abbiamo avuto la fortuna di visitare: qui il servizio pubblico è in mano a centinaia di tassisti con mezzi di ogni genere; la tecnologia ha raggiunto anche questi paesi e molte auto pubblicizzano servizi di chiamata taxi e pagamento in app.

In Ukraina a Kiev si comincia a respirare un clima decisamente più europeo; i mezzi sono organizzati, puliti e tutto sommato piuttosto recenti. Si viaggia tranquillamente e i tassisti sono abituati a trattare con gentilezza i turisti.

Della Polonia e della Repubblica Ceca possiamo raccontare ben poco: questi due paesi li abbiamo attraversati a tappe forzate di 800 km al giorno che ci hanno impedito, di fatto, di poter visitare le città. L’occhio allenato a identificare i mezzi mi permette comunque di dire che flotte e servizi siano molto simili a quelli a cui siamo abituati in Italia.

Questo viaggio mi ha permesso di rendermi conto dell’importanza vitale del servizio di mobilità pubblica del taxi, soprattutto nei paesi in cui la mobilità personale è meno sviluppata. Il tassista, anche per noi turisti, è sempre stato un punto di riferimento per orientarsi in città sconosciute e per permetterci di visitare ciò che effettivamente potesse essere interessante. Mai è successo, per l’intero viaggio, che qualcuno si approfittasse di noi. Mai abbiamo incontrato persone che ci negassero una gentilezza anche quando la lingua era incomprensibile e il driver non spiccicava una parola di inglese.

 

Chiudo raccontando un fatto simpatico che poteva trasformarsi in un grosso problema: ci trovavamo a Istanbul, stanchi dopo una giornata di visita. Avevo appuntato il nome dell’hotel (appartenente a una catena internazionale) e scioccamente non avevo pensato che di alberghi come quello in città ce ne fossero diversi. Fortunatamente, grazie alla volontà di un gruppo di tassisti in un parcheggio in attesa di clienti, siamo riusciti a ricostruire, con alcuni punti di riferimento che ricordavo dal tragitto della mattina, la zona da cui eravamo partiti. Un’ora e mezza di viaggio nel traffico caotico della città, diversi tentativi da parte del tassista di evitarlo e finalmente riusciamo a raggiungere il nostro hotel: il driver non si aspettava di impiegare tutto quel tempo e alla fine ci ha richiesto comunque i pochi dollari che avevamo negoziato alla partenza!

Stefano Marchi
Driver spedizione Venezia-Samarcanda
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